Far Felici i Figli per Far Felici i Capi

Cerco sempre di leggere articoli interessanti, che possano ampliare le mia prospettiva, sia sul lavoro che nel privato. Ho conosciuto in questo ultimo anno Elisabetta Andreis, giornalista,  che mi ha colpito per il suo entusiasmo. Vi allego con piacere uno dei suoi articoli, sulla felicità dei nostri figli e…non solo.  Buona lettura.

Gianna Taccone

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I bambini devono abituarsi a vedere una Terza Via… Capire che è possibile cadere anche in su, invece che in giù”, dice il formatore.
E io penso ai miei quattro figli e mi sento uno straccio di mamma…

Far felici i figli per far felici i capi
(Una lezione alla business school)

di Elisabetta Andreis


Si può insegnare ai bambini la felicità?

Voi ci avete provato? Vi siete mai chiesti se ne hanno davvero bisogno? O forse vi siete chiesti se noi ne abbiamo bisogno?

Le aziende sì. Improvvisamente si interessano al tema tanto che una delle maggiori business school italiane, la Scuola di Palo Alto, ha organizzato nei giorni scorsi a Milano un seminario, affollatissimo.

Gliela si può, anzi gliela si deve insegnare, dice la Scuola, e per un semplice motivo che poco ha a che fare con il benessere dei nostri giovani virgulti. L’assunto, invece, è il seguente: se i bambini sono felici, hanno successo; dal loro successo si genera, per osmosi, quello dei genitori e quindi quello delle aziende dove questi ultimi lavorano. Detto in altre parole la felicità dei bambini, alla Scuola, non importa di per sé, ma come veicolo per ottenere il Risultato. E cioè l’affermazione dei figli, dei genitori, del mondo economico. Sissignore.

Per nulla infastiditi dall’intrusione dei manager-business-formatori nelle dinamiche della vita domestica mamme e papà presenti in sala, rapiti, prendevano appunti.

“Se i vostri figli sono felici apprenderanno meglio, riusciranno in incredibili performance fin da piccolissimi e nel mondo duro e competitivo di oggi saranno capaci di avere una netta determinazione a conseguire gli obiettivi fissati”, li addestrava Marco Masella, presidente della scuola.

Silenzio in sala, calano le luci. Ecco la parte pratica, ecco le tecniche per insegnare ai bambini la felicità, e dunque il successo.

EFFETTO TETRIS
In primo luogo bisogna abituare i figli alla gratitudine perché “chi sa essere grato è più energico e ottimista, dorme meglio, si sente meno solo”.

Immagino il mio primogenito, eterno scontento, restio come Fonzie a dire la parola grazie, e mi sento una pessima mamma. Decido: gli farò fare, come incoraggia Masella, l’esercizio delle 3 W (what went well): “chiedi a tuo figlio, al rientro da scuola, almeno tre cose positive successe nella giornata”.

Ma perché fermarsi qui? Via col secondo esercizio, la realtà controfattuale.

“Quando accade una rogna, al bambino viene istintivo pensare che poteva andare meglio. Gli si deve chiedere invece di immaginare un contro-fatto più sfortunato: rispetto a quello, ciò che è successo sembrerà autentica fortuna”. E via così.

Pietro, hai capito? Ti è scivolata nel tombino solo una figurina, un misero Ibrahimovic! Avrei potuto incenerirti l’intero album dei calciatori e sarebbe stato molto peggio … sii lieto dunque, figlio mio!

L’esercizio dell’Abcd: “spesso in presenza di un’avversità sopravvalutiamo il disagio che l’evento arrecherà ed è proprio questo, più della rogna in sé, che rende infelici. I bambini devono invece abituarsi a vedere una Terza Via. Capire che è possibile cadere anche in su, invece che in giù”.

CERCHIO DI ZORRO
Da dove nasce l’imbattibile Zorro? “Da Alejandro, un giovane tanto sveglio e in gamba quanto timoroso. Lo spadaccino don Diego, per addestrarlo, disegnò un cerchio per terra e ordinò all’allievo di combattere restando esclusivamente all’interno del cerchio. Solo ad obiettivo raggiunto Alejandro poté espandere, poco per volta, il suo cerchio”, racconta Masella.

Penso al secondogenito, che scalpita ad ogni limite che cerco di dargli. E mi sento, nuovamente, uno straccio di mamma.

Ma ecco l’esercizio per me, anzi per lui. “Al bambino dobbiamo insegnare a focalizzarsi su piccoli obiettivi, a scomporre i traguardi difficili in tanti passi, sì da non aver paura di procedere. A desiderare sempre di più per allenare la pazienza”.

INVESTIMENTO SOCIALE
Infine, ultimo consiglio: “gli individui di maggior successo si sono costruiti una forte rete sociale di supporto cui far appello nei momenti di difficoltà. Per quanta fatica ci costi è importante che insegniamo ai bambini a coltivare molte relazioni sociali”.

Penso ai miei quattro figli, tutti insieme: oggi, dopo il lavoro, devo portare uno a nuoto, l’altro a judo, il terzo a flauto; la piccola, appena un anno, è stata invitata a socializzare gattonando dalla sua amica del nido. Sorrido a denti stretti. Pensa al loro successo, e al successo dell’azienda per cui lavori, e falli felici, direbbe Masella. Deglutisco.

A fine marzo la Scuola di Palo Alto, specializzata nel talent management, organizzerà in pompa magna, a Milano, il Positive Business Forum dove interverranno dall’estero esponenti di psicologia positiva, scienze cognitive e neuro-economia. Ci sarà scritto, in grande: come essere felici per avere successo. Ci sarete? Io, ehm, veramente non so …

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